Restituzione finale del progetto di avvicinamento delle nuove generazioni allo spettacolo dal vivo realizzato dalla Fondazione Roma Tre Teatro Palladium con il contributo della Regione Lazio
ideazione e coordinamento Alessandra De Luca
cura e conduzione dei laboratori Chiara Ferlito
in collaborazione con Giuseppe Catalano
supporto all’organizzazione Simone Leonardo Mariolivio Severi, Luca Varriale
Ingresso gratuito
Con gli studenti e le studentesse:
Mariem Anibi, Chiara Bartoli, Giulio Casali, Benedetta Centioli, Alessandro Ceripa, Francesca Cerrone, Sofia Chereches, Chiara Ciliento, Patrizia Codreanu, Isabella Calì, Ilenia Di Vetta, Lorenzo Farinelli, Federica Fronzi, Elisa Graziani, Graziamaria Pergola, Carlo Martino, Thomas Movizzo, Riccardo Murri, Davide Quintanas Diaz, Nicolò Scappini, Sara Scarinci, Arianna Sinti, Tommaso Terlizzi, Elena Vitale
IL PROGETTO:
Il progetto nasce con una missione precisa, portare il teatro dentro il percorso scolastico dei ragazzi, non come esperienza separata, ma come linguaggio vivo che dialoga con la quotidianità, un percorso per avvicinare i giovani alla scena dal vivo, permettendo loro di viverla da protagonisti attivi.
I partecipanti si sono immersi nei diversi mestieri del teatro: hanno scritto testi, recitato ed esplorato il movimento scenico.
Al centro del lavoro c’è una domanda. Abbiamo chiesto ai ragazzi di osservare gli spazi digitali, i social che vivono, le esperienze che ne derivano. Attraverso il teatro, hanno trasformato questo bagaglio quotidiano in una riflessione condivisa presentata in tre storie, intervallate tra poesia e momenti corali.
NOTA DELLA CURATRICE
Tutto è partito da una domanda, semplice e diretta, che ho fatto ai ragazzi: “Tu, in mezzo a tutto questo, come stai davvero?”.
“Questo” è il brusio continuo dei social, il peso di dover apparire sempre al top, la sensazione strana di confondere chi sei con l’immagine che mostri.
Abbiamo usato il teatro come una stanza sicura per vivere i social, esplorarli e raccontarli dal profondo. Il laboratorio è diventato un posto dove si poteva togliere la maschera, quella che indossiamo ogni giorno online. E lì, piano piano, sono emerse storie. A volte facevano male. Altre volte ci hanno sorpreso per la loro forza.
Queste tre storie che vedrete sono state scritte da loro. Sono dei ragazzi. Il mio ruolo è stato solo quello di aiutarli a dare una forma a quello che sentivano. Abbiamo preso le loro confidenze e le abbiamo trasformate in racconto. La loro rabbia è diventata testo e la loro solitudine, un coro.
Quello a cui assisterete è una performance che contiene tre storie, intervallate da poesie e momenti corali. Non è uno spettacolo come lo immaginiamo ma è la prova di un percorso fatto insieme, di ascolto e di messa in gioco.