di Fabrizio De Rossi Re
(omaggio ad Amelia Rosselli a trent’anni dalla morte)
per critico letterario, attrice, soprano e pianoforte (2026)
testi tratti dalle poesie di Amelia Rosselli e da “Con l’ascia dietro le nostre spalle” di Andrea Cortellessa
video di LORENZO LETIZIA
con DILETTA MASETTI (attrice)
MARIA CHIARA FORTE (soprano)
ANDREA CORTELLESSA (Il Critico)
FABRIZIO DE ROSSI RE (pianoforte)
foto DINO IGNANI, Amelia Rosselli, particolare
INGRESSO GRATUITO FINO A ESAURIMENTO POSTI
L’inferno, tessuto da mani perfette (l’ape-ciliegia è sul melo in fiore; mi son scavata una strada all’inferno da me. Ronza l’ape ronzante; mai cerco Dio, né trovato) è un azione musicale che non ha una coerenza cronologica sulla vita e sulla poesia di Amelia Rosselli.
All’interno dell’opera musicale si crea una roboante sorta di galassia di suono rosselliana caotica e inquietante, senza tempo, fatta da diversi elementi della sua vita tenuti insieme da una drammaturgia musicale.
Il lavoro prende forma dalla poesia della Rosselli, dal canto (per soprano e pianoforte su alcuni testi scelti dalla sua produzione poetica in italiano e in inglese), dal saggio critico tratto da “L’ascia dietro la nostre spalle” per l’occasione letto in scena dallo stesso autore Andrea Cortellessa accompagnato dal pianoforte. E infine il video creato dal regista Lorenzo Letizia che crea un chiave di lettura ulteriore mai didascalica o narrativa, ma sempre scavata nella musica e nei testi poetici.
Avendola personalmente conosciuta nei primi anni Novanta, grazie all’amico poeta Elio Pecora, ho deciso, per poter creare una partitura con i suoi testi, di partire proprio dal ricordo della sua voce. I suoi testi così enigmatici e complessi come la sua voce, ma anche improvvisamente solari, erotici, violenti e allo stesso fragili in modo disarmante.. sono stati per me la guida della stesura della partitura.
Il ricordo confuso delle nostre parole di quel tempo lontano sono diventate materia incandescente sonora attraverso la sua poesia..
Inoltre ho scoperto leggendo e rileggendo i suoi lavori una vena ironica, quasi una vis comica, che di solito quando si parla di lei viene dimenticata o messa in secondo piano considerando la fine tristissima che lei ha fatto togliendosi la vita.
Lei scriveva : La felicità è un micro-organismonell’interno dell’infelicità / nel cimitero non sa smettere di essere felice ..
e così, come un tuono dopo la tempesta, termina lo spettacolo..
Fabrizio de Rossi Re, gennaio 2026