Storia del Teatro Palladium

L’edificio, che marca l’ingresso ideale alla storica borgata-giardino Garbatella, è realizzato tra il 1926 e il 1927 su progetto di Innocenzo Sabbatini, per ospitare un Cinema-Teatro e una serie di residenze distribuite su sei piani. Il complesso si affaccia sulla piazza Bartolomeo Romano dove si attesta anche l’edificio dei Bagni Pubblici, progettato sempre da Sabbatini, destinato ad accogliere i primi servizi di pertinenza al quartiere. Entrambi gli isolati indicano un segno di rottura rispetto al carattere formale e funzionale dei precedenti interventi realizzati dall’Istituto Case Popolari. La configurazione delle fronti, infatti, rimanda a uno stile classico monumentale ispirato alle restituzioni archeologiche della Roma antica, ideate in quegli anni da Italo Gismondi. Per il prospetto principale del Cinema-Teatro Garbatella, Innocenzo Sabbatini elabora successive varianti caratterizzate dalla forma circolare della sala, connotata da un massiccio basamento articolato in archi, speroni e colonne. La mediazione tra la sala pubblica e il blocco delle residenze è affidata a un mezzanino ritmato da finestre centinate e speroni in aggetto, mentre il coronamento è contraddistinto da un’altana con colonne e timpano terminale. La qualità architettonica della fronte si accompagna a un’ardita struttura in cemento armato, progettata per sostenere la doppia galleria e le volte della copertura, impostata su travi che si incrociano a formare il disegno di una stella. Questi aspetti formali e costruttivi si legano, ovviamente, alla funzione dell’edificio che, in quegli anni, figura come uno dei più innovativi spazi per lo spettacolo presenti a Roma.

È necessario ricordare che nello stesso periodo vengono realizzatediverse sale cinematografiche importanti per la cultura della città: il cinema Corso 1 (poi Etoile), il Quirinetta 2, il Doria 3, l’Odescalchi (poi Majestic) 4, il Supercinema 5, il Barberini 6, il Dopolavoro FF.SS. (poi Universal) 7. Nel dopoguerra, tra gli anni Quaranta-Cinquanta saranno costruiti spazi caratterizzati da ardite soluzioni strutturali e impiantistiche, come l’Alcyone 8, l’Airone 9, l’Archimede 10, il Maestoso 11. Scorrendo questo elenco, che comprende nomi familiari e significativi per la storia di Roma, si rileva come molti di questi edificisiano stati alterati o irrimediabilmente compromessi da inappropriate trasformazioni (adeguamenti di diversa natura, cambio di destinazione d’uso, disinvolte ristrutturazioni).

Una virtuosa controtendenza segna invece il destino del Palladium. Roma Tre sostiene infatti la conservazione e valorizzazione della struttura originaria, attraverso un restauro accorto e un piano articolato di eventi culturali rivolti alla città, al quartiere e alla comunità dei nostri studenti e docenti. Il Palladium, con il contributo della Fondazione Romaeuropa, riesce a inserirsi in un circuito nazionale e internazionale di altissimo livello culturale e, tramite la preziosa collaborazione con il Comune, la Provincia di Roma e la Regione Lazio, veicola una serie di relazioni che portano a potenziare l’integrazione dell’Università con il territorio.

Essere riusciti a riscattare il Palladium dal degrado e da radicali trasformazioni funzionali dà il segno di come questa esperienza sia stata l’occasione per riqualificare una struttura pubblica attraverso l’adozione di differenti soluzioni architettoniche e gestionali, capaci di cogliere le potenzialità di questo spazio. Così come in altre esperienze di recupero del patrimonio edilizio promosse dall’Ateneo (solo per citare le ultime, l’ex Vasca Navale e l’ex Mattatoio), anche per il Palladium sono state elaborate proposte progettuali riconoscibili a livello architettonico e fruibili a livello pubblico, capaci di utilizzare le strutture esistenti valorizzandone le specificità in rapporto alle nuove funzioni. Nel caso del Palladium, come negli esempi sopra citati, alla tutela e al recupero degli edifici si è accompagnato un programma di intervento ampio e articolato che ha portato questi spazi a essere nuovamente protagonisti della vita della città.
Nella linea di questa esperienza, il nostro impegno futuro sarà rivolto a promuovere programmi integrati di riqualificazione dell’architettura e del territorio attraverso progetti di alto profilo culturale e sociale.

Foto:
Area tecnica –
Università degli Studi Roma Tre

Christian Gennari

Giulio Napolitano

  1. M. Piacentini, 1917
  2. M. Piacentini, 1925, e C. Busiri Vici, 1946
  3. I. Sabbatini, 1923
  4. V. Marchi 1925, R. Morandi 1946
  5. A. Foschini, A. Spaccarelli, G. Giobbe, 1927
  6. M. Piacentini, 1930
  7. A. Mazzoni, 1926-1930
  8. R. Morandi, 1948-’49.
  9. A. Libera, L. Calini, E. Montuori, 1954.
  10. G. Sterbini, 1954.
  11. R. Morandi, 1956.