di Marcello Sambati

con Elena Rosa

drammaturgia e tessitura sonore Marcello Sambati

ricerca coreografica e gestuale Elena Rosa

in collaborazione con Campo Barbarico Roma, Spazio Oscena Catania, ZO Centro Culture Contemporanee Catania

In questo tempo di decomposizione e de-creazione dell’Essere, il verso di Paul Celan è una lama che ci è affidata per dire la nostra poesia e vestire il corpo nostro. La parola e la voce costituiscono il nostro oltre. Forme aperte al molteplice all’ascolto di esseri altri, creature umane vaganti e straziate, di animali e vegetali, polifonie di acque e vento, voci inimitabili che si donano, non salvate, disarticolate, informi, incompiute. Nella sembianza della rappresentazione, dove tutto si forma e conforma a dismisura e si smaterializza in un fuoco costante, il teatro è politica del corpo sopravvivente, carne e anima del mondo. Il sembiante, come Tiresia che incarna e vive la reciprocità dei corpi sperimentandone fragilità e alterità, manifesta l’anima come animale di movimenti e percezioni. Perché noi non abbiamo un’idea dell’anima, perché l’anima è un essere di cui non c’è idea, un essere che noi siamo e che non vediamo. (Merleau-Ponty) Il puro essere al mondo è anima, questo Qualcosa da selvaggiamente sprecare.

7 aprile
18:00

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