Sabato 21 marzo 2020, ore 20,30

con Lea Barletti e Werner Waas
regia/produzione di Barletti/Waas
con il sostegno dell‘ ItzBerlin e.V.
e la collaborazione di Iacopo Fulgi e Harald Wissler 

in collaborazione con il Forum Austriaco di Cultura a Roma

 

Kaspar è una rielaborazione di Peter Handke della misteriosa vicenda di Kaspar Hauser; prende spunto dalla frase di Kaspar “Vorrei diventare un tale come già un altro fu” e ha il proposito di dimostrare come una coscienza umana possa essere riempita e con ciò violentata con l’esercizio di formule linguistiche convenzionali. Un suggeritore sottopone Kaspar a una vera e propria tortura di parole fino a quando acquista proprietà di linguaggio e comincia a ribellarsi. A quel punto il gioco si complica e non si sa più con esattezza chi è a condurre il gioco. Lo spettacolo “Kaspar“ non dimostra, “COME STANNO VERAMENTE LE COSE o COME SONO ANDATE VERAMENTE LE COSE con Kaspar Hauser. Esso dimostra COSA È POSSIBILE FARE con qualcuno. Esso dimostra come qualcuno possa essere portato a parlare attraverso il parlare. Lo si potrebbe anche chiamare una tortura di parole…” (Peter Handke)

È possibile portare un essere umano a una identità attraverso la parola? O come dice Handke attraverso una tortura di parole? All’inizio Kaspar è una specie di essere autistico in relazione immediata e sconfinata con tutto quello che lo circonda. Alla fine Kaspar è portato nella realtà ed è consapevole di cosa ha perso per strada. Questa è la storia di noi tutti, da questa storia deriva tutto quello che noi chiamiamo coscienza. Le emozioni e le parole non coincidono, non si può fare affidamento sulle parole; l’unica cosa che può fare è continuare a indagare a partire dalla propria diffidenza, per poi scoprire che questa ricerca è senza fine. Lo spettacolo mostra come si può portare qualcuno alla parola attraverso la parola stessa, alla fine ci ritroviamo tutti uguali e molto più vicini gli uni agli altri di quanto avremmo pensato. Siamo tutti Kaspar – bisogna solo mettersi in ascolto o come dice Kaspar: “Io: sono: io: soltanto: per: caso”. Lea Barletti e Werner Waas si sono conosciuti molti anni fa a Roma, da allora vivono e lavorano insieme, prima a Roma, poi a Monaco di Baviera, quindi a Lecce e attualmente a Berlino. Insieme hanno prodotto, diretto e interpretato un gran numero di spettacoli, fondato una compagnia teatrale (Induma Teatro), cofondato un Centro Culturale Multidisciplinare (“Manifatture Knos”, a Lecce, tutt’ora attivo seppure ormai senza di loro), organizzato sette edizioni (tra il 2008 e il 2015) del Festival/Laboratorio di arti performative “K-now!” (sempre a Lecce), inventato un premio nazionale di drammaturgia contemporanea (“Il Centro del discorso”, tre edizioni tra il 2008 e il 2011), fondato un’altra compagnia (Barletti/Waas), con la quale attualmente girano e lavorano tra Germania e Italia, e fatto negli anni un gran numero imprecisato di altre cose, tra cui due figli (Rocco e Tobia).

Fra i loro lavori: “Dulce Est” di H. Achternbusch (Roma, 2005), “Cowboy Mouth” di S. Shepard (Lecce, 2006), “Tra un’ora e 12 minuti” da L.Norén (Lecce, 2008), “Anarchia in Baviera” di R.W.Fassbinder (Lecce 2009), “Autodiffamazione” di P. Handke (Roma/Berlino, 2013), “Tristezza&Malinconia” di B. Park (Roma 2015), “Kaspar” di P. Handke (Berlino, 2017) e “Monologo della buona madre” di L. Barletti (Lecce, 2018), “Natura morta con attori” di Fabrizio Sinisi (Berlino, 2019) www.barlettiwaas.eu

21 marzo
20:30

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